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Gioia Bartali: “Certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”

La Sig.ra Gioia Bartali, nipote del campione del ciclismo Gino Bartali. è arrivata a Buenos Aires per l’inaugurazione della mostra “Gino Bartali. Campione del ciclismo e l’umanità”

Gino Bartali, professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta, tra le quali spiccano quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia.

La carriera di Bartali fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, periodo in cui “Ginettaccio” trasportava all’interno della sua bicicletta dei documenti falsi per aiutare gli ebrei ad avere una nuova identità. Nel 2013, Bartali è stato dichiarato Giusto tra le nazioni, un riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo.

Nel 2018, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria postuma israeliana. Persona dalla grande umiltà, Bartali affermò: “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.”

Con la presenza di Gioia Bartali, l’ambasciatore Giuseppe Manzo e del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, l’Ambasciata d’Italia in Argentina e il Museo dell’Olocausto di Buenos Aires hanno inaugurato la mostra fotografica “Gino Bartali: Giusto tra le Nazioni. Campione del ciclismo e dell’umanità” presso la sede temporanea del Museo situata a José Hernández 1750,  evento che ha segnato la conclusione dell’anno di presidenza italiana dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (Ihra).

Intervista: Marcelo Chelo Ayala – Fonico: Pablo Abarca